LO STILE DI LEADERSHIP – SUPPORTO

Se vedi un affamato, non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo.”
Confucio

Lo stile di leadership definito supporto si identifica con il periodo in cui il compito di Leader assume la sua forma più autentica: la fase della svolta. 

Lo scopo di ogni Leader è far crescere altri leader e aiutare gli i componenti della Squadra a sviluppare la consapevolezza delle loro capacità.

L’obiettivo? Creare le condizioni per cui la Squadra diventi autonoma e si affranchi dalla presenza costante del Leader. Lo strumento principe per avviare il “passaggio” dalla situazione direttiva a quella supportiva è la delega, ovvero il momento in cui il Leader cede le responsabilità di guida di un gruppo.

A volte questo passaggio avviene in maniera traumatica: sostituzione, imposizione, decadimento, allontanamento e così via. In molti casi crea scompiglio, senso di smarrimento e perdita di fiducia nella gestione del gruppo. In sostanza, è un passaggio delicato, che comporta un cambiamento di atteggiamento sia del gruppo sia del Leader. Di conseguenza, come tutti i cambiamenti, prevede una percentuale di rischio che non va sottovaluta.

Il trasferimento ottimale avviene durante la fase della svolta. Mi spiego meglio: il passaggio dallo stato dell’insoddisfazione a quello della svolta segna un vero e proprio cambiamento di “status” della Squadra e dello stile di leadership. 

Infatti, in questo percorso si passa gradualmente dal bisogno di ricevere indicazioni direttive dal Leader (titolare, dirigente, manager, ecc.), attraverso la fase in cui si esprimono dubbi, incertezze e perfino critiche sulla gestione del gruppo, al momento in cui i collaboratori forniscono indicazioni strategiche e operative per una gestione migliore. A questo punto, per la Squadra, è auspicabile un “cambio di passo”, magari in autonomia, per riprendere il percorso comune.

In sintesi, l’attraversamento delle 3 fasi della Squadra (orientamento, insoddisfazione, svolta) provoca una “metamorfosi situazionale” ed è guidata dal Leader con stili diversi, come viene illustrato nell’immagine qui sotto.

Quindi, nella fase della svolta, è determinante che il Leader abbia ben chiaro che la spinta al processo di trasformazione parte da lui, proprio grazie alla transizione dal comportamento direttivo a quello supportivo. Senza questo progressivo passaggio di poteri, la Squadra rischia di rimanere imbrigliata nelle dispute personali e nella lotta per il potere tipica della fase dell’insoddisfazione. 

Non è un caso che molte Squadre si sciolgono come neve al sole proprio nel momento più delicato del passaggio dalla fase dell’insoddisfazione a quello della svolta. Accade in tutti i settori e in svariati ambiti: professionale e amatoriale, sportivo e accademico, nei piccoli gruppi e nelle grandi comunità.

Più avanti troverai il racconto di un’esperienza personale vissuta in una realtà artigianale del mondo del cibo. Prima però voglio darti dei suggerimenti su cosa fare concretamente.

Nella fase della svolta, il Leader deve ridurre gradualmente la direttività e aumentare l’incoraggiamento e il supporto. Ricordo che la Squadra sta vivendo la fase dell’insoddisfazione e che i singoli membri manifestano il loro disappunto in vari modi. Il Leader, a sua volta, dopo aver adottato lo stile di coaching (caratterizzato da massicce dosi di ascolto, empowerment e fiducia), allenta gradualmente la direttività e potenzia l’incoraggiamento e l’orientamento verso il processo di gestione.

Facile a dirsi, non trovi? È più semplice di quanto si pensi, a una condizione: che il Leader comprenda che questo passaggio avviene per la crescita della stima dell’intera Squadra e per il bene del Leader stesso.

Se chi conduce ha il coraggio di allentare le redini del comando a beneficio di una gestione collegiale, armoniosa e produttiva, il passaggio risulta molto più semplice del previsto. D’altronde, quale membro della Squadra che ha chiesto di migliorare alcuni aspetti gestionali si tirerebbe indietro nel momento in cui venisse chiamato a mettersi alla guida del cambiamento proposto?

Quindi, per prima cosa la Squadra deve imparare a coordinare la comunicazione e il processo decisionale al proprio interno.

Chi meglio del Leader attuale può aiutarla a gestire questo passaggio?

Per semplificare questi concetti, ti racconto come e cosa abbiamo realizzato con un mio cliente e il suo gruppo. 

Se nel caso riportato qui sopra emergono i fattori positivi del passaggio dalla fase di insoddisfazione a quella di svolta e al relativo cambio di stile di leadership, è bene essere coscienti del rischio che si corre a lasciare troppo presto il gruppo in balia di sé stesso. Sintetizzerei questo concetto con la seguente affermazione:

Arrivare a delegare la leadership di un gruppo richiede un trasferimento graduale di competenze che va seguito assiduamente da chi ha guidato il gruppo fino a quel momento. Questa affermazione risulta evidente quando si tratta di un passaggio generazionale. Nello specifico delle PMI italiane, fortemente caratterizzate dall’impronta familiare, questo aspetto è certamente decisivo.

Quanto tempo deve passare perché avvenga il passaggio della leadership? La risposta può essere solo vaga, perché dipende da molti fattori. Per esperienza, posso affermare con certezza che il trasferimento non può essere né immediato né procrastinato in eterno. È fondamentale “seguire amorevolmente” i primi passi della gestione autonoma della Squadra e mettere il nuovo Leader in condizione di acquisire le abilità necessarie per esserlo.

Seguire amorevolmente non vuol dire controllare e criticare ogni passaggio, né concedere immediatamente carta bianca alla nuova leadership e lasciarla in balia di sé stessa. Questi comportamenti sono entrambi sbagliati e mettono a repentaglio la partecipazione attiva delle persone, il clima aziendale e i risultati desiderati.

Tali risultati arrivano nella fase della produttività, che vedremo in un altro articolo.

Non è quello che desiderano tutte le persone che fanno parte della Squadra, Leader compreso?

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