LEADERSHIP – LO STILE COACHING
Secondo l’International Coaching Federation (ICF), “il coaching è una partnership collaborativa tra un coach e un cliente, che attraverso un processo creativo stimola la riflessione e l’ispirazione del cliente per massimizzare il suo potenziale personale e professionale. Il coach, come esperto di processo, utilizza domande e osservazioni per aiutare il cliente a definire obiettivi chiari, sviluppare nuove prospettive e adottare azioni concrete che portino ai risultati desiderati”.
Condivido pienamente questa definizione e cerco di applicarla in tutte le sessioni professionali. Tempo fa ho avuto la fortuna di avvicinarmi a questa “disciplina” e, grazie ai tanti coach che ho frequentato, sono certo di aver migliorato sostanzialmente la mia vita.
Inoltre, le metodologie e le tecniche apprese durante quelle frequentazioni pluriennali mi hanno permesso di arricchire sostanzialmente la vita dei miei interlocutori. Pertanto, se vuoi approfondire la disciplina del coaching, ti invito a visitare la pagina di ICF Italia.
Entrando nello specifico degli stili della leadership, in questo articolo esamino lo stile del coaching, essenziale per guidare una Squadra.
Se, come abbiamo visto in un altro articolo, lo stile direttivo è quello migliore da utilizzare nella fase dell’orientamento, posso affermare che lo stile del coaching è quello opportuno nella fase dell’insoddisfazione.
A questo punto è necessario fare una precisazione.
Ritengo che la principale abilità (chiamala pure skill, non mi offendo) di un Leader sia la flessibilità.
In questo senso, non esiste una netta delimitazione temporale tra le diverse fasi di sviluppo di una Squadra. Allo stesso modo, non può esserci un tempo in cui il Leader pratica esclusivamente lo stile direttivo, un altro momento in cui applica lo stile del coaching e così via.
Il Leader deve essere capace di mettere in atto in qualsiasi momento tutti gli stili di leadership valutando la fase di sviluppo che il gruppo sta vivendo. Il suo ruolo di guida implica la capacità di valutare le diverse situazioni in cui la Squadra si trova e di scegliere lo stile di leadership idoneo per ricreare un clima favorevole all’interno del gruppo.
Cosa comporta il clima favorevole? Semplice: più benessere dei singoli e del collettivo, quindi una produttività maggiore. Ne parlo in maniera più diffusa in un altro articolo.
Cosa identifica lo stile del coaching?
Essenzialmente tre abilità: ascolto, empowerment, fiducia.
Sull’abilità dell’ascolto propongo un approfondimento specifico.
Si tratta di un argomento vasto e complesso, al quale mi riprometto di dedicare un prossimo articolo.
In questa sede mi preme segnalare che l’insoddisfazione va fatta emergere senza interpretarla né tantomeno colpevolizzarla. È una fase importante e cruciale per la crescita della Squadra; quindi, tanto più si manifesta, tanto meglio si può affrontare e risolvere – insieme.
Per usare un’analogia, l’insoddisfazione di uno o più collaboratori è paragonabile a quella della clientela. Sostengo da sempre che grazie alle indicazioni dei clienti abbiamo la possibilità di migliorare le nostre prestazioni sotto tutti i punti di vista. Allo stesso modo, ritengo che l’insoddisfazione dei collaboratori meriti ascolto e comprensione vera da parte del Leader. Chi meglio di loro può segnalare i miglioramenti da apportare?
Come si mette in atto un ascolto efficace?
Ponendo domande neutre e il più possibile aperte, che consentano all’interlocutore di esprimersi in libertà, senza il timore di far emergere lo stato di insoddisfazione. Naturalmente, se si pone una domanda, la prima aspettativa dell’interlocutore e che la risposta venga ascoltata. È determinante quindi che il Leader sia capace di prestare attenzione e di far sentire accolto il suo collaboratore.
Attenzione: accogliere non vuol dire accettare. Il Leader può comprendere il senso delle richieste o delle lamentele che derivano dall’insoddisfazione senza dover aderire al punto di vista del collaboratore. Esiste sempre la possibilità di negoziare una soluzione: la base di partenza per qualsiasi negoziato è la comprensione e l’accettazione reciproca.
La seconda abilità è l’empowerment, inteso come miglioramento.
Il Leader ha per sua natura “l’obbligo etico” di credere nell’evoluzione dei singoli e della Squadra. In qualsiasi fase dello sviluppo della Squadra, la fiducia nelle capacità di miglioramento deve essere assoluta, tanto più nella fase dell’insoddisfazione.
Lo sconforto causato dall’insoddisfazione può degenerare e radicarsi nelle convinzioni dei singoli e del collettivo. Il rischio che si corre è veramente grande se la situazione emersa (qualunque essa sia) non viene accolta, affrontata e supportata da una dose massiccia di empowerment.
Come realizzare concretamente l’empowerment?
Non soltanto con le parole, bensì con la vicinanza, sottolineando i risultati positivi raggiunti, la possibilità di superare le difficoltà insieme, di adottare nuove strategie e pratiche migliorative, di continuare a collaborare per raggiungere i risultati attesi e così via.
Insomma, si tratta di mettersi al fianco del collaboratore senza sostituirlo nel suo ruolo e aiutarlo a comprendere che può farcela… “con un piccolo aiuto da parte dei miei amici”, come direbbero i Beatles. Le difficoltà si possono affrontare e superare se tutti intendono farlo: questo è il senso dell’empowerment nello stile del coaching che il Leader può mettere in atto nella fase dell’insoddisfazione e non solo.

La terza abilità richiesta al Leader è la fiducia.
Nella definizione data dal vocabolario Treccani trovo l’esatto senso del termine: “atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”.
La fiducia è l’acceleratore di tutti i processi e dei sistemi in cui viene percepita.
Tale percezione è per sua natura soggettiva, ma fortunatamente si può misurare un diverso livello di fiducia, che è dato dalla valutazione dei fatti. Esiste infatti il rilevamento dei risultati, che contribuiscono a rinforzare il concetto di fiducia e di (auto)stima.
Per semplificare, al termine di una partita di calcio c’è un risultato che determina la squadra che ha vinto e quella che ha perso o, in alcuni casi, il pareggio.
Attenzione: nel mondo occidentale, la competizione nell’ambito del business è un elemento molto forte: si lotta per la supremazia a qualsiasi costo (una follia!). Nella fase dell’insoddisfazione, il Leader ha l’obbligo di far comprendere ai collaboratori che la competizione interna è un vero cancro per lo sviluppo della Squadra. Semmai, il competitor, l’avversario, il rivale è là fuori.
Disperdere preziose energie fisiche e intellettuali per alimentare la competizione interna al gruppo è semplicemente un favore fatto alla concorrenza. Perché? Perché l’unico frutto della competizione interna è il rallentamento dei processi di sviluppo della Squadra e, di conseguenza, dei risultati attesi.
La soluzione per ridurre al minimo il rischio della competizione interna è elevare la fiducia (in sé stessi, negli altri e nell’attività che svolgiamo insieme) e procedere spediti vero la meta, quel traguardo che abbiamo definito lo Stato Desiderato.
Abbiamo intrapreso la strada giusta per superare la fase dell’insoddisfazione con lo stile del coaching?
Lo possiamo scoprire solo testando, verificando e chiedendo feedback dei cambiamenti che abbiamo apportato tutti insieme. Il percorso continua e bisogna sempre valutare i risultati dei cambiamenti di strategia.
* * *
Avrai certamente notato che in molte parti di questo articolo ho utilizzato il termine “insieme”.
Lo voglio sottolineare ancora una volta per ribadire un concetto essenziale per la vita di qualsiasi gruppo: nessuno si salva da solo. Se preferisci, posso esprimere lo stesso concetto anche con altre frasi: si vince insieme e insieme si perde, oppure si rema tutti nella stessa direzione, ecc.
Utilizza la frase che più risuona con le tue corde, ma il senso è sempre lo stesso ed è quello che parla della coralità delle azioni di un collettivo. Ed è proprio la coralità a determinare la rapidità e la bontà delle prestazioni della Squadra.
I risultati nella fase dell’insoddisfazione sono tutt’altro che positivi e lo stile del coaching permette al Leader e a tutte le persone coinvolte di superare le difficoltà derivanti dall’insoddisfazione. Il percorso si può e si deve fare insieme, perché soltanto in questo modo nessuno resta ai margini del progetto o, peggio ancora, si mette di traverso.
La Squadra non ha mai bisogno di zavorre, tanto meno nel superamento della fase dell’insoddisfazione. Grazie allo stile del coaching, il Leader può portare il collettivo verso la fase della svolta, della quale ci occupiamo in un altro articolo.
Stesso stile di gestione? No, decisamente no: la fase della svolta ha bisogno di qualche supporto in più e di un atteggiamento diverso da parte del Leader. Lo affronteremo meglio più avanti…
Che ne pensi? Mi piacerebbe conoscere la tua opinione. Se vuoi, condividi le tue impressioni o lascia un commento. Grazie.
