QUANTO COSTA FARLO?

QUANTO COSTA FARLO? – 2° PARTE

ESTRATTO DALL’EBOOK CORAGGIO, VIENI FUORI!

A questo punto, analizziamo un altro aspetto significativo del progetto: la ricompensa. Tra le prime domande che pongo per decidere se prendere in considerazione un progetto e realizzarlo come se fosse mio, c’è la seguente: “Quanto vuoi guadagnare?” 

In genere la rivolgo ai titolari dell’azienda e spesso mi trovo davanti opinioni diverse. Mi rendo conto che questa domanda possa suscitare un imbarazzo che è il retaggio del nostro condizionamento culturale e sociale. 

Non c’è niente di spirituale in questa linea di pensiero; tutt’al più esiste un baratro tra una modalità di realizzare profitti in modo etico e un’altra del tutto illecita di sfruttare le situazioni per il proprio esclusivo tornaconto. 

Il concetto merita un approfondimento che per il momento non affronto; resta il fatto che guadagnare è necessario, specie se si decide di imprendere un’attività e di avviare un progetto sostenibile. 

Un imprenditore, dirigente, manager, Leader di un’organizzazione non può essere tale se non si prefissa anche un obiettivo di guadagno: quando sento rispondere che non lo fanno per soldi ma per soddisfazione, li invito ad andare in banca a versare la soddisfazione sul proprio conto e a vedere se la accettano.

Da quando esiste la convenzione del denaro, è indispensabile considerare il valore del lavoro e del risultato anche in termini economici. Stiamo parlando della giusta ricompensa per l’operato proprio e altrui: quindi, nel caso di un’attività, anche dei collaboratori che partecipano all’impresa. 

Molti imprenditori, specie se dirigono imprese micro, piccole e medie, sottovalutano questo aspetto: un atteggiamento che è frutto della cultura aziendale sviluppata in Italia, figlia dell’artigianalità del processo imprenditoriale, in cui il “saper fare” veniva prima del “saper imprendere”. 

Il tessuto delle aziende nostrane è stato fortemente caratterizzato da questo atteggiamento e da comportamenti conseguenti. A volte chiedo ai titolari: “Quanto tempo dedichi/ate al miglioramento organizzativo? E alla formazione dei collaboratori?” Può sembrare incredibile e paradossale, ma ottengo delle risposte così evasive che preferisco divagare per non far sentire in colpa il mio interlocutore. 

Altre volte ricevo questa risposta: “Sì, lo so, avrei bisogno di…” In molti casi ribatto: “Chi vuoi che lo faccia al tuo posto? A chi tocca prendersi cura della propria attività?” Sono solo alcuni aspetti delle storture provocate da un sistema imprenditoriale fondato sul “fare” prima che sul “guadagnare” in maniera onesta, etica e professionale. 

Si potrebbe obiettare: le imprese guadagnano lo stesso! È vero, è stato così per molti anni, in altre epoche: ora la competizione globale e le nuove tecnologie hanno scoperto i lati deboli del nostro sistema imprenditoriale, facendo venire alla luce tutta una serie di questioni irrisolte. 

Per fortuna esistono dei validi modelli progettuali, come quello proposto in questo manuale (ebook Coraggio, vieni fuori), che indicano il corretto percorso per raggiungere i traguardi prefissati e ottenere i benefici desiderati. Grazie a questi modelli crescono imprese che agiscono in maniera sostenibile guadagnando riconoscimenti professionali ed economici. 

La giusta ricompensa da attribuire a ogni singolo ruolo va determinata prima di mettersi in cammino verso il traguardo finale e vorrei sottolineare l’importanza di condividere la ricompensa con i propri collaboratori, tutti. Il riconoscimento del lavoro e dello sforzo sostenuto deve essere chiaro e condiviso, così come la motivazione, gli obiettivi, la strategia e, in sostanza, l’intero progetto. 

Perché? La retribuzione fatta di compenso base + premi + incentivi rappresenta una delle leve motivazionali più incisive: non l’unica, ma certamente tra le più efficaci.

Chi valuta i risultati? L’imprenditore, dirigente, responsabile, manager, Leader e i collaboratori coinvolti nel percorso. Tutta la Squadra, dunque, la stessa che è stata determinate per il raggiungimento del risultato!

Non ci sono traguardi standard e catalogabili che definiscono il successo di un’impresa: la stima e la quantificazione sono decisamente soggettive e indiscutibilmente procedono di pari passo con lo sviluppo reale del progetto. Infatti, quando si passa dalla fase previsionale a quella attuativa iniziano le verifiche delle stime e degli scostamenti tra le ipotesi e i risultati raggiunti. 

Verificare, controllare, delegare, governare il processo sono azioni necessarie. Un lavoro continuo implica una guida costante, presente (non solo fisicamente), vigile, agile e collettiva. Di conseguenza, la raccomandazione è di fissare incontri periodici per esaminare lo stato d’avanzamento del progetto intero o delle singole tappe previste. 

Mi capita di sentire che questi incontri possono essere brevi, sintetici e svolti durante la pausa caffè: la motivazione? “Così evitiamo di perdere tempo…” 

Per esperienza posso affermare che la ritualità degli incontri e il tempo dedicato alle verifiche e ai feedback sono aspetti decisivi per la buona riuscita di ogni progetto. Avremo modo di valutare questi benefici … nei prossimi articoli. 

“Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.”
Franco Battiato (da “Bandiera bianca”)

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