LA GESTIONE A CASACCIO NON PAGA… MAI!
1°parte
“Le aziende prestano troppa attenzione a quanto costa fare certe cose. Dovrebbero preoccuparsi di più di quanto costa non farle.”
Philip Kotler
L’inizio dell’anno, in genere, è un momento in cui verificare le cose fatte ed esprimere nuovi propositi. È anche il periodo in cui si chiudono i bilanci delle attività e si tracciano i resoconti dei risultati ottenuti. Come sempre, alcuni festeggiano e altri sono tristi.
Dipende dai numeri? Quasi mai. Piuttosto è più facile che la gioia o l’insoddisfazione scaturisca dallo stato d’animo che stiamo vivendo e/o dal carattere che abbiamo. I numeri non c’entrano nulla con il carattere.
Se sono pessimista e non credo nelle mie capacità, qualsiasi risultato ottenuto non farà altro che certificare il mio stato d’animo negativo. Se sono un ottimista, gli stessi risultati mi diranno esattamente l’opposto.
È la famosa metafora del bicchiere mezzo pieno e/o mezzo vuoto, che tanto appassiona gli psicologi e che segna il confine sottile tra gli ottimisti e i pessimisti.

Ecco la buona notizia: i profitti sono estranei al nostro atteggiamento. Sì, d’accordo, lo possono condizionare, ma non da soli.
I numeri sono solo la risultanza delle azioni compiute per ottenerli. In un certo senso, sono lì per certificare la misura del nostro operato. Quindi naturalmente vanno letti, compresi, interpretati e “trattati con cura”.
I profitti sono una cosa seria e vanno gestiti responsabilmente.
* * *
Bene, riprendiamo il percorso iniziato nei precedenti articoli, in cui abbiamo esplorato le 3P (Patrimoni, Principi, Prospettive) che rappresentano lo schema del nostro libro i 10 comandamenti per l’impresa alimentare (10COM).

L’ultimo grande patrimonio di cui ci occupiamo ora è rappresentato dai profitti – ultimo solo per sequenza temporale, non certamente per importanza (gli articoli relativi agli altri Patrimoni li trovi sempre in questo blog).
Ogni attività può nascere e crescere in modi completamente diversi: dipende dalla cultura e dalla personalità dell’imprenditore.
Sono soltanto due gli elementi indispensabili e sono estremamente correlati: i clienti e i profitti.
Senza clienti non si fanno utili e di conseguenza l’azienda è destinata a chiudere. Altro che qualità, professionalità, organizzazione, customer care, comunicazione, gestione e controllo! Prova a fare meno della clientela e dei guadagni: vedrai che l’attività muore. Per analogia, posso affermare che è come se l’essere umano provasse a fare a meno dell’acqua e dell’aria: non resisterebbe molto a lungo, giusto?
Quindi, come per l’acqua, è fondamentale considerare i profitti una linfa vitale per la propria azienda.
Mi sono sempre chiesto: come mai alcuni imprenditori danno così poca importanza ai risultati della gestione economica e finanziaria della loro impresa? Mi rispondo che vivono pienamente la passione nella realizzazione dei loro prodotti, nel soddisfare i loro clienti, nel creare armonia nel proprio ambiente di lavoro, ecc. magari, ma, purtroppo, non è sempre così!
Possibile che così pochi imprenditori dedichino attenzione agli effetti reddituali della loro attività? Sì, purtroppo la risposta è sì, ancora oggi, e credo che sia proprio una grossa carenza culturale.
A volte percepisco una sorta di fastidio da parte dei miei interlocutori quando sottolineo l’importanza dei risultati economici dell’attività. È ancora concepibile nel terzo millennio che un “professionista” dedichi buona parte delle risorse alla produzione e pochissime alla realizzazione dei profitti? Secondo me la risposta è secca ed è no!
Fino a qualche decennio fa, la mancanza di attenzione era dovuta alla convinzione che in ogni caso i profitti erano garantiti. Che tutti gli imprenditori (piccoli, soprattutto in Italia) guadagnassero tanto e si potessero permettere ogni anno l’acquisto di immobili e/o di beni di grande valore era un fatto assodato.
Già, ma erano altre epoche! Ora questo assunto è del tutto inappropriato: sono in pochi a ottenere profitti tali da poter mantenere le abitudini dei loro predecessori.
“Abbiamo sempre fatto così” è una litania che forse, e dico forse, ha ancora un suo valore per la produzione delle ricette dei nonni. Ma, ricette a parte, tutto il resto del mondo è cambiato e anche i nonni non godono più della stessa salute di quando erano giovani…
La convinzione più deleteria è che il cambiamento riguardi sempre e solo alcuni aspetti estranei alle dinamiche aziendali. Purtroppo, oggi è necessario fare i conti (è proprio il caso di dirlo) con le modifiche sostanziali in parte avvenute e in parte in divenire.
Persino la velocità delle trasformazioni è un elemento che rischia di mettere ai margini le attività più lente a reagire. Mi riferisco in particolare alle mutazioni dovute alla globalizzazione, all’avvento di internet, alle diverse crisi strutturali, ai cambiamenti del modo di intendere e consumare il cibo, alla molteplicità delle offerte e alla superficialità diffusa.
L’imprenditore che voglia fare profitti (giusti e legittimi) deve tenere conto del proprio stato di partenza (Stato Attuale) e predisporsi alla prospettiva del cambiamento, nel breve, medio e lungo periodo.
Lo scopo dell’imprenditore è raggiungere lo Stato Desiderato e per farlo ha bisogno di strategie sempre più eccellenti e di strumenti efficaci. L’unica “bussola” da tenere nella scatola degli attrezzi è quella che ha due poli che puntano sui clienti, sugli utili e su altri elementi che fanno la differenza.
Forse ritieni che la bussola e gli altri siano strumenti obsoleti, che appartengano al paleolitico superiore e che nel terzo millennio esistono dispositivi contemporanei molto più efficienti dettati dall’intelligenza artificiale.
Bah, sarà anche vero… Permettimi il dubbio, ma la sostanza non cambia: prova a fare ameno dei clienti e dei profitti e la tua azienda è morta! Poi prova a chiedere a internet: “Come mai la mia attività è fallita?” e vedi cosa ti risponde… E soprattutto vedi se ti restituisce i soldi che hai investito e perso!
Continua…
Testo liberamente tratto da un mio articolo apparso sulla rivista
“Pasticceria Internazionale” nel gennaio del 2019
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