PASSATO E SUGO

COSA HO IMPARATO DAGLI ERRORI? 2° PARTE

L’errore di cui mi occupo in questo articolo è quello che ti spinge a guardare indietro e non guardare avanti.

Gli errori solitamente ci aiutano a comprendere meglio cosa e come possiamo migliorare, certo.  Quando si guarda indietro con rimpianto, però, si evoca spesso una percezione infelice che sottrae energie positive e blocca l’efficacia di riuscire a fare meglio.

Già, esserne consapevoli è il primo passo per liberarsi di questa pratica dannosa per sé stessi e per gli altri. 

Esaminando il significato della parola “rimpianto”, trovo molto convincente quello fornito dal dizionario “Il nuovo De Mauro” che, tra gli altri, definisce così questo termine: “Sentimento doloroso per la perdita irrimediabile di persone, cose o per vicende, situazioni passate e concluse”.

È utile evocare un sentimento doloroso quando si affronta una situazione? Francamente e per esperienza diretta credo di no. Non giova a nessunə, soprattutto per un motivo molto semplice: il passato non ritorna e non ripete mai alla stessa maniera.

PASSATO E SUGO

Quindi posso soltanto essere consapevole del passato e capire cosa voglio ottenere nel momento presente mettendo in atto tutte le azioni “diverse” che contribuiscono a raggiungere il risultato desiderato.

Sto dicendo che anche di fronte a errori colossali riesco con il senno di poi a valutare meglio le circostanze e le valutazioni che mi hanno spinto a quell’errore. Non potendo riportare il tempo all’indietro, quello che posso fare e capire e adottare una nuova strategia proprio per ottenere un altro risultato, magari un successo e non un altro errore.

Magari posso farne altri di errori più o meno marchiani, ma non lo stesso.

Per confermare il concetto MAI RIMPIANTI, ti faccio partecipe di un fatto molto personale.

Nel settembre del 1983 all’età di 26 anni la mia situazione era:

  • Vivevo ancora con la mia famiglia di origine, a Macerata; mia madre era morta da poco più di un anno;
  • Avevo già svolto il servizio militare (all’epoca obbligatorio);
  • Lavoravo presso il Comune di Monte San Giusto in provincia di Macerata con il ruolo di Ragioniere Capo;
  • Nel tempo libero ero un batterista – moderatamente bravo – e avevo già iniziato i primi studi di marketing;
  • Ero innamorato di una ragazza di nome Stefania, anche lei di Macerata.

La mia aspettativa in quel periodo era di diventare un grande musicista: adoravo la musica rock, jazz e blues e credevo che la mia passione sarebbe stata la chiave di svolta della mia vita, il mio favoloso destino.

Suonavo con diverse band, di vario tipo, e, grazie a quelle diverse esperienze musicali, entravo in contatto con tantissimi ragazzi che condividevano passioni e speranze.
Uno di questi, Tonino, batterista come me, mi propose di partire con lui per raggiungere gli Stati Uniti d’America. Una vera e propria scelta di vita che avrei dovuto compiere nel giro di 15 giorni in quanto Tonino aveva già il visto d’ingresso e il biglietto aereo di sola andata) acquistato.

Tonino non rappresentava soltanto uno dei tanti musicisti che frequentavo in quel periodo. Era un vero e proprio amico. Mi resi conto che l’avrei perso per un lungo periodo e forse per sempre.

Ora non ti tedio con tutte le considerazioni che feci in quel periodo: ti dico soltanto che il vero ostacolo insormontabile fu il passaporto e il visto d’ingresso per gli USA. Già, la burocrazia era più veloce di adesso, ma 15 giorni era davvero chiedere troppo a un sistema appena digitalizzato.

Per il resto con chiunque condividessi la mia idea di emigrare negli USA, ricevevo più o meno la stessa espressione: “Ma che sei matto?” (Per inciso me lo sentii ripetere anche successivamente quando decisi, per esempio, di lasciare il ruolo di Ragioniere Capo per entrare nella SEAT – Pagine Gialle…).

Passo al finale: Tonino partì da solo ai primi di ottobre. Comprai la sua batteria Gretsch per “finanziarlo” e restammo in contatto per diversi anni. Da quella volta l’ho rivisto soltanto tre volte: una in particolare la ricordo bene perché fu per il suo strampalato “matrimonio italiano” con una tizia americana nella splendida cornice del Monte Conero.

Per quanto mi riguarda, per anni ho considerato questo episodio della mia vita con grande rimpianto, perché non sono riuscito a realizzare il mio sogno di diventare un grande musicista.

Certo avrei potuto farlo anche in Italia, ma quell’esperienza fu un altro trauma e caricandola di sentimenti dolorosi l’ho resa l’alibi perfetto per non affrontare alcune nuove sfide con maggiore determinazione.

Diversi anni dopo ho smesso di suonare la batteria e ho venduto la Gretsch: serenamente e con la consapevolezza che la mia vita era cambiata e, insieme, le mie aspettative. (Sul tema delle aspettative scriverò ancora altri articoli)

L’autostima e la fiducia nelle proprie capacità sono indispensabili per affrontare tutte le situazioni. In fondo possiamo sempre migliorare le nostre prestazioni senza per questo diventare maniaci del perfezionismo (altro atteggiamento inutile e dannoso).

Dato per certo che la perfezione non esiste, così come non possiamo tenere sempre tutto sotto controllo, quello che ci resta da fare è capire quali sono i nostri limiti, le convinzioni limitanti e scegliere quali possiamo affrontare e migliorare.

Suggerisco sempre e a tuttə di fare una seria autoanalisi delle proprie abilità (capacità + competenze). Magari di condividerle e di confrontarsi con la propria Tribù proprio per comprendere se effettivamente sono e/o sembro così. 

Il pericolo di questa ultima scelta è di farsi condizionare troppo dal giudizio degli altri. Credo comunque che il confronto sia sempre un fattore positivo di crescita.

Elaborata questa verifica, bisogna redigere un piano strategico di azioni da compiere nel breve e medio periodo e poi agire. Lungo il percorso le scelte iniziali si possono sempre correggere perché, come nella vita, la strada non è soltanto diritta e in discesa.

Le doti che servono lungo il percorso sono la lucidità e la flessibilità. Unite alla passione e alla tenacia determinano il raggiungimento del risultato.

All’inizio soprattutto può risultare difficile: se non ci riesci da solə, chiedi aiuto e scegli bene a chi ti affidi.

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