IL SISTEMA È MARCIO
Per scrivere questo articolo prendo spunto da un pezzo pubblicato sul Corriere dello Sport da Ivan Zazzaroni dal titolo “il Mago Oronzo”.
Il direttore Zazzaroni, noto giornalista sportivo e non solo (volto televisivo molto noto per la sua costante partecipazione al programma Ballando con le Stelle), esordisce così:
“Mettiamoci il cuore in pace: siamo talmente in crisi dal punto di vista tecnico, gestionale e politico da riuscire a ipotizzare un’unica soluzione: il mago.”
Lungi da me volermi mettere sullo stesso piano di Zazzaroni, sia per le qualità mediatiche sia per quelle di esperto del mondo del calcio: sono umilmente una persona che esprime una sua opinione su un fatto che accade nella vita di altri, ma che mi coinvolge emotivamente.
Per giunta non seguo il calcio, almeno non come una volta, quando tenevo per la ”squadra del cuore”, prima il Milan e poi per diversi motivi la Roma, da tifoso ed ex praticante del calcio. Di certo non mi reputo un esperto.
La Nazionale però è una squadra che trascende queste “appartenenze”: la guardo a prescindere, contento quando vince e deluso quando perde.
A differenza di altri, Zazzaroni compreso, non mangio grazie al calcio, ma… Seguo la Nazionale dal punto di vista professionale soprattutto per il progetto di una Squadra che rappresenta le aspettative di milioni di “tifosi” che sperano di essere vittoriosi con lei almeno nelle competizioni internazionali.
Così come seguo a distanza la super Squadra degli All Blacks la Nazionale di rugby neozelandese.
Il punto è proprio questo: cosa rappresenta la Nazionale?
In tutti gli sport è l’apice di un movimento che simboleggia un paese intero. Non esistono due nazionali dello stesso sport nello stesso paese. Esistono le nazionali della Corea del Nord e della Corea del Sud; esisteva la nazionale della Germania Ovest e quella della Germania Est prima della caduta del muro di Berlino e della riunificazione degli anni ’90 del secolo scorso.
Quel movimento sportivo (calcistico in questo caso specifico) è detto sistema ed è costituito da un insieme di elementi: società sportive (professionistiche e non), federazioni, leghe, atleti, dirigenti, arbitri e VAR, ministri e ministeri, media, sponsor tecnici e non, ecc. Come tutti i sistemi anche quelli sportivi hanno bisogno che tutte le componenti siano armonizzate verso un unico scopo, e che abbiano a disposizione gli strumenti e le risorse necessarie. Lo preciso soltanto per chi non lo ricorda: quando parlo di risorse mi riferisco a tempo, denaro e persone.
Il sistema del calcio italiano è marcio
(e non solo del calcio professionistico).
Non sono le opinioni dei vari attori a testimoniarlo, ma i risultati che questo sistema ha prodotto perlomeno negli ultimi 20 anni: qualificazioni internazionali perse, società che falliscono sia nelle serie professionistiche che in quelle dilettantistiche, atleti e allenatori che scappano all’estero, vivai giovanili svuotati dei loro contenuti formativi e ridotti a pure e semplici scuole calcio private, dirigenti mediocri sott’assedio dei procuratori di allenatori e calciatori, ecc.
Infatti, come riporta Zazzaroni nel suo articolo, la Nazionale di calcio recentemente ha vinto un campionato europeo nel 2021 e un campionato mondiale nel 2006. l’Italia è il paese che la Nazionale calcistica tra le più titolate al mondo. Vero. Peccato però che molti di quei titoli sono stati vinti oltre 25 anni fa, quando lo sport (non solo il calcio) rappresentava un altro tipo di movimento e di Paese.
Siamo competitivi adesso? Direi proprio no: anzi, siamo piuttosto scadenti e vicini all’irrilevanza!
Un sistema che non produce i risultati desiderati deve porsi delle domande non tanto per dare la colpa a quell’allenatore o agli atleti di turno. Dovrebbe mettersi in discussione in tutte le sue componenti per avviare il processo di miglioramento che tutti, a parole, si aspettano.
Nella pratica consolidata che succede in Italia? Al di là del gioco delle colpe e dello scaricabarile delle responsabilità, ogni componente difende il suo orticello, la sua “sacra tribù” di appartenenza e cerca di arraffare più affari possibili dal sistema in vigore.
A questo punto ti propongo una domanda: non ti sembra che quella del sistema calcio italiano sia la metafora ideale per rappresentare il sistema del nostro paese?
Pensa ai sistemi industriali, manifatturieri, o a quello politico (a diversi livelli), giuridico, giornalistico e multimediale, ospedaliero, formativo/scolastico, logistico e trasporti, ecc. Ognuna delle componenti si schiera a difesa del suo “pezzo di torta” perdendo di vista lo scopo, il senso e la funzione per cui è chiamata a “giocare” e rappresentare gli interessi della nazione.
Poi tutti parlano di centralità della questione, di fare Squadra e continuiamo a raccontarci fesserie a sproposito senza provare a trovare le soluzioni adeguate. Le stesse che altre nazioni, altri popoli stanno sperimentando con grandi risultati: un esempio su tutti la Spagna, per restare nell’area latina del nostro continente.
Senza girarci troppo intorno direi che il calcio rappresenta un fattore di un Sistema Italia decisamente marcio, che va rifondato alle radici per renderlo ancora identitario e competitivo.
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Cosa puoi ricavare da una mela marcia?
Nulla di commestibile: magari può essere utile per riciclarla in compost. Certamente è bene tenerla lontana dalle altre mele con la speranza che non contagi quelle ancora sane, intatte ed edibili.
Che facciamo allora? Chiamiamo il mago come suggerisce Zazzaroni?
Nel momento in cui correggo questo articolo, il giorno dopo la prima stesura, il CT Luciano Spalletti si è dimesso e ora tutti sono a caccia di Claudio Ranieri, ex allenatore della Roma, per affibbiargli il ruolo di salvatore del sistema.
Il direttore Zazzaroni è una vecchia volpe e sa benissimo che gli italiani (non proprio tutti!) preferiscono affidare ai maghi, ai fattucchieri, agli “unti dal Signore”, alla “Provvidenza” di manzoniana memoria, la speranza della propria redenzione. Salvo poi scaricarlo alle prime sconfitte come regolarmente accade con tutti i precedessori di Spalletti.
Il popolo e il direttore dimenticano appunto che lo abbiamo già fatto tante volte, senza imparare niente. Anzi peggiorando continuamente lo stato del sistema. Ogni volta ci siamo ritrovati al punto di partenza: sempre alla ricerca del mago di turno che regge per un po’ e poi capitola sotto i colpi del sistema marcio!
Certo la soluzione del mago è quella più semplice e meno dispendiosa: peccato che produce soltanto fallimenti e lascia a ciascun elemento dello status quo i propri privilegi.
Siamo sicuri che sia proprio quello che vogliamo?
Ah, dimenticavo: Sor Claudio per il bene che ti voglio e per la bella persona che sei, lasciali stare ‘sti pezzenti. Tanto non devi dimostrare più niente: hai già fatto tantissimo e lo hai dimostrato a me e a tantissimi altre persone, in Italia e all’estero. Non infangare il tuo percorso di Grande Leader con questi cialtroni di pallonari marci.
Ops, mi è scappato.
Che ne pensi? Ci terrei molto ad avere la tua opinione e, se vuoi, a condividere le tue impressioni. Lascia un tuo commento, grazie.
