I 4 STILI DELLA LEADERSHIP – Premessa
Leader si nasce o si diventa? Quante volte ho posto questa domanda. Ogni volta ho ascoltato qualche risposta che propendeva per la nascita come “fattore divino” per essere leader. Chissà quale ragionamento porta a questo tipo di risposta? Nel tempo ho ritenuto che spesso alcuni concepiscono il leader come una sorta di divinità scesa in terra: una visione alquanto mistica e molto leggendaria, ma poco riscontrabile storicamente.
Ogni persona nasce con un proprio DNA ed è proprio per questo che ogni persona ha una sua specificità.
La leadership non rientra nel genoma: non si eredita, si acquisisce per scelta.
Grazie all’evoluzione delle scienze comportamentali sappiamo che tutto ciò che contribuisce a formare la personalità di un individuo si verifica nei primi anni di vita: qualche teoria dice nei primi due/tre, altre dicono nei primi sette.
Sono quindi i primi anni che caratterizzano l’indole e il carattere di ogni singola persona: è importante comprendere che tutto il bagaglio di esperienze vissute nei primi anni di vita determinano valori e convinzioni profonde.
Quindi, per fare un esempio, nascere e crescere in una situazione di guerra o di assoluta povertà contribuisce a formare una persona totalmente diversa da un’altra che si evolve in una condizione pacifica e di benessere.

Questo vuol dire che un povero nasce povero e lo resterà per tutta la vita? Povero si nasce o si diventa?
Certo l’abilità di produrre ricchezza sarà più facilitata dai valori e dalle convinzioni che verranno incamerate nei primi anni di vita. Probabilmente la persona che nasce in un ambiente ricco sarà più agevolata di un’altra che cresce in un ambiente povero.
Eppure, questo principio da solo non è sufficiente a garantire il mantenimento o lo sviluppo del proprio stato di partenza.
Nella vita di ognuno ci sono le esperienze e soprattutto i traguardi che ogni persona desidera ottenere. Chi ambisce a una vita movimentata e chi invece una più tranquilla, chi desidera vivere tra la folla e chi preferisce la solitudine, e così via.
L’altro aspetto da non sottovalutare è la possibilità di modificare il proprio Stato Attuale proprio attraverso quel fenomeno che chiamiamo cambiamento. Il cambiamento avviene quasi sempre per scelta, più o meno consapevole: ma questo è un altro discorso.
Sono sempre le scelte individuali a determinare il percorso lungo tutta l’esistenza. Quindi anche quella di essere Leader è una scelta che dipende da tanti fattori.
Ora non starò qui ad elencare le miriadi di possibilità e di variabili che possono incidere su questo tipo di scelta. Indico soltanto due principi.
- Il leader deve essere sé stesso, essere quindi originale e autentico. Sforzarsi di apparire un’altra persona soltanto per compiacere il proprio “pubblico” è un inganno effimero. Nel tempo l’inganno viene smascherato e non regge; d’altronde c’è sempre un “originale” che risulta più efficace.
- Il leader ha sostanzialmente bisogno di tre abilità: l’empatia con il proprio “pubblico”, la flessibilità e l’adattabilità alle situazioni e la capacità di guidare con l’esempio. La mancanza di una soltanto di queste abilità determina la perdita di autorevolezza e di credibilità nei confronti delle persone a cui si rivolge.
Espressi questi due principi essenziali, si possono elencare tutta una serie di abilità (skills se preferisci) che contribuiscono alla leadership efficace. Certamente sono caratteristiche e competenze che si possono acquisire, allenare e sviluppare.
In realtà la questione fondamentale è saper utilizzare le proprie abilità nel momento giusto.
Per esempio, la capacità di ascolto è un’ottima competenza riconosciuta a tutti i grandi leader. È evidente che bisogna metterla in atto soprattutto quando si dialoga con le persone, con il proprio “pubblico”.
Comprendere quanto viene detto o richiesto durante un incontro è indispensabile per far sentire le altre persone accolte: il primo grande passo verso la creazione di una relazione empatica.
Saper ascoltare empaticamente vuol dire essere d’accordo con quando viene detto? Assolutamente no. Eppure, è la base dell’accoglienza dell’altro a fare la differenza tra un grande Leader e uno assai mediocre.
Quindi se per indole non si è particolarmente empatici nei confronti degli altri, bisogna capire che avremo una platea ristretta di persone che avranno il piacere di seguire le nostre indicazioni.
È possibile diventare più empatici? Certamente sì, come è possibile diventare più onesti, comunicatori, rispettosi, assertivi, riflessivi, mediatori, ricchi, poveri, ecc. Quindi anche leader migliori.
In sintesi, ogni persona può scegliere:
- se essere leader
- quale tipo di leader vuole essere
Per fare questa scelta è bene partire da sé stessi e dai propri desideri. Essere leader è molto appagante e per certi aspetti logorante: mettersi al servizio della propria tribù (comunità) per guidarla è un compito meraviglioso e faticoso al tempo stesso.
Nessuno nasce leader e d’altronde nessuno deve esserlo a tutti i costi.
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Fatta questa premessa essenziale, va detto che gli stili di leadership sono tantissimi. Occorre però precisare che esistono 4 stili di leadership che aiutano la Squadra a superare le fasi in cui si trovano. Per esaminare le fasi di sviluppo della Squadra puoi leggere l’ebook Le 4 fasi della Squadra che trovi qui.
Partendo dal presupposto che ogni squadra vive almeno 4 fasi distinte, gli stili della leadership sono almeno 4 e sono tendenzialmente funzionali alla gestione delle diverse fasi.
I prossimi articoli sono dedicati a ciascuno degli stili di Leadership che ritengo essenziali per essere in sintonia con la propria Squadra e per aiutarla a raggiungere i risultati voluti, lo Stato Desiderato.
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