Shrinkflation
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SHRINKFLATION

TECNICA COMMERCIALE O CURA DEL CLIENTE?

Hai mai sentito parlare di shrinkflation? Se non ne hai sentito parlare certamente ne hai subito l’effetto quando diventi un consumatore, soprattutto di un noto brand.

Pur avendo scoperto da qualche tempo il significato di questa parola, personalmente da oltre 30 anni chiamo questo fenomeno commerciale “effetto Coca-Cola”.

Perché? Te lo dico più avanti…

Partiamo come sempre dal significato.

“Il neologismo shrinkflation (in italiano “sgrammatura”) deriva dall’unione di due termini inglesi: il verbo to shrink, ovvero restringere, e il termine inflation (inflazione), ovvero la crescita generale dei prezzi.

Si tratta di un fenomeno che si osserva ormai da anni e che consiste nella tendenza dei produttori a ridurre la quantità di prodotto all’interno delle confezioni, mantenendo però il prezzo sostanzialmente invariato. In altri casi, invece, il prezzo della confezione subisce, seppur in misura limitata, un aumento a fronte della riduzione del suo contenuto. È uno stratagemma che viene utilizzato per aumentare i prezzi in maniera poco trasparente, senza che un consumatore poco attento se ne accorga.”

È un estratto di un articolo di Roberto Usai, pubblicato sulla rivista Altroconsumo il 31 gennaio 2024.

È una tecnica commerciale utilizzata dalle imprese per aumentare i prezzi in maniera poco trasparente… quindi una pratica commerciale scorretta in quanto poco trasparente attuata a danno del consumatore poco accorto.

Mi sono sempre chiesto perché la Coca-Cola (di cui non sono un consumatore) continuasse a ridurre il contenuto delle sue bottigliette/lattine senza aumentare sensibilmente i prezzi al pubblico della celeberrima bevanda.

È una pratica messa in campo da tantissime aziende, multinazionali e non, alla quale ci siamo abituati: o meglio la subiamo passivamente quasi che fosse inevitabile.

Finalmente posso dare un nome e un significato a quella scelta commerciale: è la shrinkflation. Ma, chiamala come vuoi, la sostanza non cambia: è pur sempre un modo per cercare di raggirare il consumatore.

Da sempre le grandi industrie del cibo (e non solo) adottano tecniche commerciali poco chiare. Sarebbe troppo facile elencare una miriade di studi e ricerche che confermano queste pratiche scorrette.

Non sono un giornalista d’inchiesta e non è mio compito segnalare le nefandezze generate da queste pratiche devastanti sotto tutti i punti di vista (commerciale, ambientale, fiscale, ecc.), che generano apprensione e sfiducia nei consumatori.

Ammiro molto coloro che continuano a metterci in guardia su quanto e come queste multinazionali del food mettano in atto delle vere e proprie truffe a danno del consumatore. Certamente non sono soltanto le multinazionali a fare uso scorretto degli stratagemmi commerciali poco etici…

E se la scelta imprenditoriale fosse diversa?

Se alla base di questa scelta ci fosse una trasparenza totale e condivisa con i consumatori?

Perché non possiamo offrire al cliente la libertà di scegliere se comprendere e condividere la strategia commerciale corretta?
Perché dobbiamo per forza raggirarlo?

Sì, lo so, sono un sognatore e per fortuna so di non essere il solo (questa l’ho presa in prestito da “Imagine” di John Lennon). Proviamo a pensare se domani mattina nella pasticceria sotto casa trovassimo la solita lavagnetta con su scritto:

Fantascienza? Non direi. Si tratta di pratica commerciale corretta e di una comunicazione assertiva e condivisa.

Se poi invece della lavagnetta vuoi utilizzare altri strumenti e/o canali, credo che l’operazione si chiamerebbe sempre shrinkflation, ma perderebbe quella puzza di fregatura.

Diventerebbe invece un’occasione in più per compiere scelte commerciali necessarie e comunicare correttamente con la clientela, non trovi?

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