cervello IA

FORMATORI E IA

CHI FORMA I FORMATORI?

Il tema purtroppo è antico e le soluzioni proposte sono terribilmente vecchie e inadeguate!

Ho letto un articolo di Gianni Rusconi sul Sole 24ore. Sostanzialmente è un’intervista a Roberto Falcone, country manager di Red Hat per l’Italia. Immagino che chi segue il giornale della Confindustria italiana sappia quando possa essere fazioso (stavo per scrivere partigiano, ma non vorrei sembrare più woke di quello che già sono). 

Per di più di come, in diversi casi, questo giornale dipinga una situazione imprenditoriale italiana in maniera fantascientifica: una sorta di whishfull thinking per usare idiomi tanto cari agli imprenditori più fighi.

A un certo punto l’articolo riporta testualmente: “… Dall’altro (lato) il sistema fatica a formare un numero sufficiente di studenti e professionisti con i ritmi che sarebbero richiesti. Non si tratta quindi solo di una carenza numerica di figure ma di un disallineamento tra le competenze disponibili e quelle effettivamente necessarie per operare in un settore in così rapida evoluzione. …”

Mi sono fermato a chiedermi: dove sarebbe la novità? 

  • Abbiamo bisogno dell’IA per certificare che il nostro sistema formativo è deficiente e disallineato?
  • Non sono gli stessi imprenditori che il Sole 24ore rappresenta (non tutti per fortuna!!!), che ciclicamente si lamentano dell’incapacità di trovare personale a qualsiasi livello?
  • Cos’hanno fatto concretamente gli imprenditori nel settore strategico della formazione in tutti questi anni, a parte lamentarsi continuamente? 
  • Cos’hanno prodotto le loro fantastiche università private che succhiano soldi pubblici come idrovore?

Continuando la lettura di questa intervista mi sono imbattuto in termini come “approccio olistico” al sistema dell’IA e, ancora, della convenienza per le imprese di costituire un sistema open source (imprese, Università, investitori privati). 

Ora, battute a parte, non capisco dove l’intervistato e il giornale che lo pubblica trovino queste caratteristiche e disponibilità nel sistema imprenditoriale italiano. Francamente faccio fatica a riconoscere questo scenario, ma tant’è contenti loro… Preferisco leggere altro di più attinente alla realtà!

Soprattutto, mentre si cerca di formare le persone sull’esistente, la tecnologia e il settore IT continuano a evolvere a una velocità tale che, per quando il nostro sistema formativo saremo pronti per dare risposte alla domanda attuale, questa sarà già superata dalle necessità imposte dalla tecnologia stessa. 

Non si tratta di studiare il passato, ma il futuro che, come sempre, viene dal presente.

Vorrei però che qualcuno rispondesse al quesito iniziale: chi dovrebbero essere i formatori che formano gli allievi (studenti e imprenditori) per innovare le imprese tramite l’IA? 

E se potesse rispondere, chiederei ancora:

Non sarà mica l’ennesimo escamotage per derubricare soldi destinati ad altri ben più nobili motivi (scuola pubblica, welfare, transizione ecologica – dannatamente urgente!!!, ecc.)?

La storia anche recente (PPRN, super bonus, ecc.) non ci ha insegnato proprio nulla?

A CHI SERVE L’IA?

Negli stessi giorni è uscita la notizia che l’ultima versione di Chat GPT quella di Sam Altman (la 4.o per l’esattezza) ha introdotto la capacità di riprodurre ad altissima risoluzione delle immagini realizzate appunto dall’IA in grado di “duplicare” documenti falsi: passaporti, scontrini, ricevute, fatture, ecc.

Ho subito pensato: una vera e propria manna!!! Questo aspetto dell’IA farà felici tante persone in ogni parte del mondo. Perché, diciamoci la verità, il crimine e  il malaffare non sono una nostra esclusiva e i falsificatori non sono più le simpatiche e goffe macchiette tipo Totò e Peppino degli anni ’60 del secolo scorso. 

No, dal mio punto di vista oggi questi truffatori sono ben rappresentati dagli stessi oligarchi che studiano, realizzano e vendono prodotti “rubati” alle persone a cui spesso le vendono. L’IA è l’ennesimo esempio di questa forma pericolo di business che gioca sulla pelle delle persone e delle collettività.

È il frutto iper tecnologico del turbo liberalismo, di quel capitalismo malato che crea diseguaglianze e malaffare appunto.

Scusate, ma noi dovremmo spendere soldi pubblici per creare manager capaci di gestire queste porcherie? 

Non mi si venga a raccontare che esistono anche gli aspetti positivi… anche questa è una storia vecchia!!! 

Ricordo ancora che, nel secolo scorso, abbiamo giustamente osannato Albert Einstein per la scoperta della formula della relatività: peccato che quella stessa formula scientifica sia servita a dei criminali per realizzare la bomba atomica che ha già procurato milioni di morti e continua a farci spendere tantissimi soldi per metterci al sicuro. 

Soldi gestiti da una manica di oligarchi che commettono i peggiori crimini e si vestono da salvatori se non addirittura “unti dal Signore”.

O la buttiamo in barzelletta (c’era una volta un cinese, un russo e un americano…) o francamente c’è poco da ridere , soprattutto, da credere. 

Queste storie hanno fatto il loro tempo e quegli imprenditori seri e onesti (ce ne sono ancora tanti per fortuna) che hanno a cuore la propria attività dovrebbero smettere di seguire un manipolo di nazionalisti reazionari (molto spesso criminali) che vuole portarci nell’EGOEVO.

Chi ha salutato con favore l’avanzata di questi squallidi e pericolosi individui potrebbe andare a Canossa, chiedere perdono, in tutti i sensi, invertire rapidamente la rotta e impegnarsi su altri fronti. 

Primo fra tutti quello del riequilibrio delle risorse naturali, sociali ed economiche del pianeta intero. Questa è la direzione strategica da prendere tutti insieme, se davvero vogliamo salvare l’umanità dalla catastrofe, senza pericolosissime e costosissime fughe su Marte.

Già perché se ancora non lo si fosse capito, da soli nessuno si salva e se possiamo farcela lo faremo senza lo scempio di chi vuol farci credere che artificiale è meglio: sì, dillo a tua sorella!

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