NON SONO UN AUTARCHICO
Che posso fare per te?
Prova a… (aggiungi l’azione da compiere), pensando di essere al mio posto.
Sono questi i pungoli, i suggerimenti e le spinte gentili che offro ai miei interlocutori. Potresti provare a farlo immediatamente leggendo questo articolo.
Non sono un autarchico, né un eccentrico, almeno non nel senso convenzionale dei termini. Piuttosto sono una persona che cerca di stare bene con sé stessa, senza dipendere dalle altre persone e, tantomeno, da tanti altri elementi che creano dipendenza: uno su tutti il denaro!
Non sono né radical né chic: combattere per l’equità, l’onestà, il rispetto e la democrazia mi porta a pensare di essere normale. Se proprio mi devo affibbiare un neologismo direi che sono un woke, di cui il vocabolario Treccani da questa definizione https://www.treccani.it/vocabolario/woke_(Neologismi)/?search=woke%2F.
Ho sempre cercato il miglioramento, l’eccellenza e continuo a farlo. La volontà e la passione mi hanno spinto alla ricerca continua di una pratica fatta di piccoli passi.
Mi spinge il desiderio di trasformare i sogni in obiettivi, per ottenere soddisfazioni sempre crescenti.
Continuo ad avere la netta sensazione di:
- essere unico, proprio come te e qualunque altra persona;
- essere controcorrente per emergere dal conformismo e dal pensiero dominante.
D’altronde vivo in un’epoca in cui è importante rompere gli schemi mentre tutto intorno si respira l’aria di “modellamento al pensiero unico” in ogni campo esistenziale.
La musica, l’arte, la natura e le persone che frequento intensamente caratterizzano il mio stile e la mia cifra, direbbero i sociologi. Tutto ciò aiuta me e tanti altri a immaginare il mondo che vogliamo.
Da prevederlo a realizzarlo, come sai, il passo non è breve e nemmeno indolore: costa fatica!
Ma è altrettanto vero che ogni lunga marcia è fatta di tanti piccoli passi e si parte sempre dal primo… In fondo, basta concentrarsi sul piacere del traguardo per rendere il tutto meno faticoso.
Ovviamente commetto tanti errori, specie quando mi ostino a cercare nuove strade o a compiere delle scelte che altri definiscono azzardate.
Per esempio, a 27 anni, dopo un lungo periodo di lavoro, lasciai un posto sicuro in un’amministrazione pubblica per inseguire il mio sogno di allora: il marketing e le vendite.
Un colpo di sole? No, sei mesi di “meditazione” per una scelta che non ho mai rimpianto.
Il pentimento e il rammarico non mi appartengono. Guardo sempre avanti e cerco il “miglioramento continuo”, il mitico Kai-Zen della cultura orientale.
Quando senti di essere creativo e contro·intuitivo e metti in pratica ciò in cui credi, puoi rischiare di sentirti fuori dal branco: a me è successo spesso e continua ad accadere, ma penso che sia la mia indole (con tutti i pro e i contro del caso) e non mi sento più a disagio come un tempo.
È vero, a volte l’irruenza e la testardaggine giocano dei brutti scherzi, perché ti portano in zona di conflitto con le convinzioni e le convenzioni altrui.
Uniformarsi e rientrare nei ranghi non fa per me. Quando succede, mi ammalo, dentro e fuori. In tutta sincerità, non voglio soffrire: voglio essere felice e vivere sereno.
Drastico? Può darsi. Ribelle? Forse. Solipsista? Assolutamente no. Coltivo l’empatia e mi infilo spesso nei panni e nelle emozioni degli altri.
Menefreghista? Non direi proprio, tutt’altro… A volte fin troppo generoso, ma è meglio così, finché c’è la fiducia e la speranza.
Certo, non mi sento rappresentato dalle situazioni virtuali o dalle “intellighenzie” più o meno artificiali. Amo la vita in presenza piuttosto che la distanza e lo schermo digitale.
Preferisco la mia tosta ignoranza e in diversi casi resto nella mia tana… a studiare.
Forse ho solo sbagliato ideologia…
Allora quale motivo mi spinge a uscire ripetutamente dalla mia zona di comfort? La creatività e la voglia di crescere sono i driver che guidano i talenti, non solo dei principianti, ma soprattutto dei professionisti.
All’inizio ci sono soltanto l’entusiasmo e il piacere della scoperta. Poi subentra la consapevolezza che la crescita (non solo professionale) passa attraverso il superamento del conosciuto.
Il percorso che propongo ai miei interlocutori è la sintesi di lunghe fasi di approfondimento, di teorie, di progetti e di applicazioni concrete.
Desidero innanzitutto aiutare concretamente gli altri a realizzare i loro sogni, così come tante persone hanno fatto con me.
Prima di avviare qualsiasi collaborazione, chiedo ai miei interlocutori un colloquio preliminare per approfondire il contatto e stabilire se sono in grado di aiutarli a realizzare i loro obiettivi.
Per farlo ho bisogno di:
- un traguardo,
- un percorso,
- un gruppo di persone – almeno due,
- un insieme di strumenti.
Ho la consapevolezza che senza la chiarezza e la condivisione, qualsiasi traguardo diventa improponibile.
Nella mia attività sono coadiuvato da altre figure professionali che forniscono spunti, soluzioni, insegnamenti e modelli applicativi per sviluppare professionalmente la mia proposta.
Per raggiungere i traguardi servono passione e fiducia: sono gli elementi principali che cerco nei miei interlocutori all’inizio. Vorrei che anche loro trovassero in me almeno altrettanto entusiasmo quando mi contattano.
Poi possiamo costruire un percorso insieme, oppure no. Non vado bene per tutti ed è normale che non tutti vadano bene per me.
Come trovare gli interlocutori giusti? È una parte fondamentale della mia vita (non solo professionale) e cerco continuamente contatti creativi e contro·intuitivi per costruire insieme un futuro migliore, per tutti.
Se hai letto questo articolo pensando a me, ti ringrazio, ma non era questo il mio scopo. Vorrei semplicemente offrirti alcuni spunti per far risuonare le tue corde.
Le senti? Vibrano?
Come ho suggerito all’inizio, prova a rileggere questo articolo pensando di essere al mio posto… Chissà, magari funziona, e sarei felice di saperlo.
Che ne pensi? Ci terrei molto ad avere la tua opinione e, se vuoi, a condividere le tue impressioni. Scrivi un tuo commento, grazie.
