NON È MAI TROPPO TARDI (per apprendere)
“Ciò che dobbiamo imparare a fare, lo impariamo facendolo.”
Aristotele
La prima domanda sorge spontanea:
Cosa vuoi apprendere per migliorarti?
Che sia posta a livello personale, professionale o aziendale cambia ben poco. Se non hai ben chiaro cosa vuoi ottenere, qualunque sforzo farai per imparare sarà inutile, saranno solo risorse gettate al vento (tempo e denaro, per intendersi).
La seconda domanda appropriata è:
Qual è il modo migliore per apprendere qualcosa?
Molti dichiarano che per imparare bisogna fare, agire, realizzare, anche a costo di sbagliare. Questo aspetto è noto da molti anni, come testimonia il buon Aristotele con le sue sagge parole. Anche in tempi più recenti abbiamo avuto eccellenti esempi di quanto sia importante mettere in pratica quanto appreso.
Per esempio, ricordo la trasmissione televisiva condotta dal maestro Alberto Manzi dal titolo Non è mai troppo tardi. Erano i primi anni ’60 e la maggioranza degli adulti italiani era analfabeta: un vero problema per un paese che veniva da una guerra devastante e voleva ricostruirsi in fretta. Con quelle puntate quotidiane serali si cercò di alfabetizzare il popolo italiano, e in buona parte l’obiettivo venne raggiunto.
Secondo te, chi ottenne i migliori risultati nella fase di apprendimento seguendo la “scuola televisiva” del maestro Manzi? Ottimo, risposta giusta: tutti coloro che, al termine della trasmissione, continuarono a fare gli esercizi che il maestro aveva suggerito. Progredivano nell’apprendimento mettendo in pratica quanto volevano imparare: leggere e scrivere.
Se il maestro Manzi fosse vissuto oggi, probabilmente lo avresti visto su un canale YouTube dedicato all’apprendimento della lingua italiana, con i suoi tutorial e… con i suoi magnifici disegni fatti alla lavagna con i gessetti! Già all’epoca il maestro Manzi intuì quello che anni più tardi le neuroscienze avrebbero verificato e testimoniato: ciò che ascolti lo dimentichi, ciò che vedi lo ricordi, ciò che fai lo apprendi.

Questa frase di T. Harv Eker è uno dei principi ispiratori della formazione che svolgo, a qualsiasi livello e in qualsiasi situazione.
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A questo punto vorrei che ti chiedessi:
Cosa apprendo concretamente quando guardo gli altri fare le cose?
E insieme a te vorrei che la risposta la dessero le migliaia di persone che si occupano di formazione professionale nel mondo del cibo. Riformulo la domanda per spiegarmi meglio: Cosa apprendono concretamente le persone (ragazzi, adulti, professionisti e non) che partecipano ai corsi di formazione in aula? Questo è il vero quesito. Il livello o, se preferisci, il valore della risposta, purtroppo, è il vero problema.
Nulla o quasi nulla quando partecipano a percorsi formativi in cui il “saccente di turno” mostra “cosa e come” si fa e gli allievi guardano e ascoltano soltanto (se vuoi chiamarlo “maestro” fai pure: non mi offendo!). Sarebbe assurdo che il docente non sapesse fare ciò che insegna, non trovi? Eppure capita di vedere insegnanti molto capaci nel fare, ma che non sanno trasmettere il loro sapere.
La formazione è un’arte e ha poche e chiarissime regole.
Oltre al saper fare, la competenza fondamentale richiesta al docente è saper trasmettere in maniera efficace. La formazione diventa utile solo quando gli allievi apprendono ciò che vogliono imparare. Dal punto di vista del docente c’è solo un modo per accertare se i suoi studenti hanno imparato la lezione: verificare la realizzazione pratica di quanto appreso.
Solo quando l’allievo metterà in pratica “il cosa e il come” si renderà conto della propria abilità nel riprodurre il risultato desiderato. Come avrai certamente compreso, il tema della formazione mi appassiona molto, ma in questo articolo andiamo oltre…
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Cosa può limitare l’apprendimento oltre all’inadeguatezza del docente?
Beh, non avertene a male, ma la risposta è l’allievo o l’allieva, visto che ultimamente i corsi sono frequentati soprattutto da donne. Francamente non mi stupisce: le donne, a differenza dei maschi, sanno mettersi in gioco perché non devono competere a ogni costo. Per le donne è sufficiente dimostrare a loro stesse che sono capaci di apprendere e di saper fare bene una determinata cosa.
Ad ogni modo, ognuno di noi ha le proprie convinzioni, che si manifestano sotto forma di “pensieri”, che a loro volta generano le azioni. I risultati che siamo in grado di ottenere sono il frutto di questo percorso. Le convinzioni possono essere generiche (come per esempio “è difficile”, “non ho tempo”, “non ne sono capace”) oppure specifiche.
Entrambe vengono definite limitanti e sono “sponsorizzate” dalla paura di… sbagliare e di deludere le aspettative altrui. Sono le P.M. (Pesanti Menzogne), come le definisco nel mio libro i 10 comandamenti per l’impresa alimentare. Per fortuna ci sono anche le convinzioni potenzianti che sono figlie del coraggio: “posso farcela”, “mi piace”, “sono entusiasta”, ecc. Il coraggio in genere ti consente di metterti alla prova sfidando anche le tue paure.
Resta il fatto che per ottenere risultati diversi bisogna mettersi alla prova in “zone” ignote o quasi. Se ci pensi bene, non ci sono altre strade per imparare, apprendere e crescere: l’unica “arma” che hai a disposizione è formarti, in tutti i sensi.
Se ancora sei titubante, poniti queste domande:
- Quali risultati ho prodotto in questo “specifico” argomento (scegli tu quale)?
- Sono felice?
- Cosa ho da guadagnare seguendo questo corso?
- Cosa ho da perdere non seguendolo?
A te le risposte.
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Cos’altro puoi fare per migliorare l’apprendimento?
Ecco tre preziosi consigli.
Il primo è un concetto fondamentale: l’errore fa parte del processo di apprendimento. Dagli errori puoi imparare cosa correggere e perfezionare. L’obiettivo è migliorare “il cosa e il come”. Certo, è bene non ripetere sempre gli stessi errori. In questo percorso può aiutarti un buon coach o un mentore (ma sì, chiamalo pure “maestro”, non mi offendo!).
Il secondo consiglio è: allenati costantemente per elevare i tuoi standard. Specie se punti all’eccellenza, non hai alternative. La costante e ripetuta applicazione di ciò che vuoi apprendere porta a risultati meravigliosi in poco tempo.
Molti studi riportano un tempo specifico per raggiungere l’eccellenza:
10.000 ore, che rappresentano un impegno costante di 1.250 giorni consecutivi per la media di 8 ore al giorno.
Se fai due conti sono circa 3 anni e 6 mesi!
Sì è proprio che fanno i grandi campioni in qualsiasi disciplina non solo sportiva, musicale, artistica, ecc. Solo vivendo in totale, continuo ed esclusivo attaccamento con la propria passione e allenando costantemente il proprio talento si può essere in grado di raggiungere risultati eccellenti.
Il terzo consiglio è: non mollare mai, nemmeno di fronte ai “giudizi” di chi si crede un maestro! Se tu decidi di non essere in grado di… nessun altro potrà farlo al tuo posto. Ricordati che in giro ci sono presunti esperti che giudicano gli altri su “cose” che loro per primi non sono in grado di fare. Ci hanno già provato con Elvis Presley, Albert Einstein, Michael Jordan, Jamie Oliver, ecc. Per citare soltanto tre personaggi italiani (la lista sarebbe molto lunga…) mi permetto di indicare Rita Levi di Montalcini, Brunello Cucinelli e Jannik Sinner.
E poi c’è il Segreto Super Strategico, quello che fa la differenza subito: possibilmente resta umile e ascolta sempre i suggerimenti che ti arrivano. Quando pensi di essere al “top”, perché magari qualcuno ti ha “spinto” in televisione o hai vinto qualche competizione, ricordati che sei vicino alla tua fine.
Quando non hai più nulla da imparare in quello specifico argomento, sei semplicemente morto: il mondo non ha più bisogno di te! Ha bisogno di persone che con amore e devozione insegnino agli altri come migliorarsi. Se tu per primo pensi di non avere più bisogno di crescere, sei diventato inutile, certamente per formare gli altri.
Liberamente ispirato ed elaborato da un articolo pubblicato su Pasticceria Internazionale nel settembre 2017 ….
Che ne pensi? Ci terrei molto ad avere la tua opinione e, se vuoi, a condividere le tue impressioni. Lascia un tuo commento, grazie.
