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OBIETTIVO

COSA FACCIAMO?

  • Quali sono gli obiettivi che ci portano al traguardo?
  • A quali di questi dare la priorità?
  • E soprattutto, come si definiscono gli obiettivi corretti?

Sono queste le domande chiave che aiutano ad affrontare la tappa decisiva della costruzione dei singoli obiettivi che consentono di raggiungere lo scopo.

Una volta definito il traguardo (lo scopo) della Squadra, si possono specificare quegli obiettivi che ci faranno arrivare alla meta prima di altri. Questo aspetto è determinante per restare focalizzati sul percorso da compiere e per stabilire la migliore strategia per raggiungere il risultato desiderato.

Precisazione importante: le parole usate in questo testo molto spesso inducono in errore. Utilizzare termini di tipo sportivo o militare (per esempio: vincere, conquistare, acquisire un risultato, ecc.), induce a pensare che esista una sfida con qualcun altro che gioca contro di noi.

In realtà, la partita è solo nostra, tutta interna e riguarda la capacità dei singoli e del gruppo di credere nelle proprie possibilità e di mettere in campo la determinazione necessaria per concludere il percorso.

Le influenze esterne ci sono, senza dubbio: sono quelle che definisco “ambientali” e che condizionano pesantemente la convinzione di chi vuole raggiungere l’obiettivo. Come vedremo, è preciso compito del gruppo individuare le convinzioni limitanti, elaborarle e sostituirle con convinzioni potenzianti.

Come dicevamo, le parole usate possono dare l’impressione che ci sia un avversario da sconfiggere, il che è fuorviante: il vero nemico in questa tappa è la superficialità, da non confondere con la leggerezza. L’altro grande nemico è, come sempre, la fretta di arrivare al risultato sperato!

Il percorso per raggiungere il risultato desiderato è complesso, faticoso e va affrontato insieme al gruppo. Stiamo per cimentarci in un’impresa ardua: intraprenderla con superficialità, dando molti aspetti per scontati e senza risolvere prima le diverse problematiche esistenti denota una mentalità pressapochista che porta spesso all’errore.

Non importa quanto sia ambizioso il traguardo: si possono affrontare con superficialità anche obiettivi modesti e facilmente raggiungibili. Con questo atteggiamento si rischia di commettere una serie di errori che può nuocere al percorso e al morale della Squadra.

Ecco perché bisogna considerare la determinazione la leva potenziante della mentalità individuale e del gruppo.

Con tale consapevolezza di base, in questa tappa vengono scelti quegli obiettivi che, prima di altri, ci portano a raggiungere il traguardo.

È il presente che viene dal futuro e non viceversa: tutto ciò che costruiamo oggi può offrirci la possibilità di vivere il futuro che desideriamo. Ed è proprio per questo che la scelta degli obiettivi con cui costruire il nostro traguardo è fondamentale quanto il percorso che faremo per raggiungerlo.

Quindi partiamo dagli obiettivi e dal modo di definirli correttamente. Negli anni ho affrontato questo tema tante volte: in aula, in streaming, negli articoli di diverse riviste, nelle mie pubblicazioni (il libro I dieci comandamenti per l’impresa alimentare, l’ebook Coraggio, vieni fuori), nei percorsi di consulenza online e offline, ecc.

Allora, perché continuare a insistere? Come mai tanto accanimento? Perché ogni volta mi rendo conto che buona parte dei “mancati risultati” dipende dal modo approssimativo con cui era stato costruito e comunicato l’obiettivo che si voleva raggiungere.

E dire che non sono il solo a sostenere sistematicamente la validità di compilare obiettivi corretti: sono in ottima e nutrita compagnia. Nel tempo ho conosciuto tanti “insegnanti” che insistono sul valore di un obiettivo corretto, in ambito professionale e aziendale, sportivo e finanziario, individuale e collettivo, ecc.

Nella vita di chiunque, l’obiettivo ben formato rappresenta la leva potenziante che, insieme alla motivazione e alla determinazione, consente di ottenere i risultati desiderati. Nasce da qui l’esigenza di ripetere a chiare lettere che un obiettivo, per essere realizzato da una Squadra, deve avere determinate caratteristiche.

Partendo dai presupposti, l’obiettivo deve essere:

Chiaro, facilmente comprensibile.

Spesso si dice: “Prova a spiegarlo a tua nonna! Se lei lo capisce, significa che è chiaro e comprensibile”. Questo dà un’idea di quanto l’obiettivo debba essere chiaro e comprensibile a tutti coloro che sono coinvolti nel raggiungimento del risultato previsto. Enunciare il titolo dando per scontato tutto il resto e sperare che gli altri capiscano cosa e come fare è semplicemente presuntuoso e controproducente.

Espresso in positivo.

L’obiettivo deve indicare per quale motivo si vuole ottenere il risultato desiderato e non soltanto quale situazione si intende abbandonare. L’esempio classico è: smettere di fumare. Tipico obiettivo sbagliato, in quanto non dice cosa fare per ottenere il risultato e soprattutto per quale motivo si intende raggiungerlo. Abbandonare o eliminare un’abitudine (magari consolidata come il vizio del fumo) non è un motivo sufficiente per iniziare un nuovo percorso che modificherà l’abitudine acquisita. La consapevolezza che deriva dalla conoscenza non è sufficiente per assumersi la responsabilità del cambiamento e di mettere in moto la pratica, l’azione. Sono tre fasi importanti, ma distinte.

Descritto nel linguaggio usato dal pubblico a cui è rivolto.

Spesso, per darsi un tono, si leggono obiettivi pregni di termini o di dati che difficilmente possono essere compresi dalle persone che quell’obiettivo dovrebbero raggiungerlo. In questo modo si crea confusione e distacco, certamente non si alimenta la passione e la partecipazione necessarie. Comunicare i concetti con parole semplici offre a tutti la possibilità di percepire il giusto senso del percorso da compiere.

Quindi, se volete comunicare un obiettivo a un gruppo di inglesi, usate tranquillamente la loro lingua: anzi, fate attenzione a utilizzare i termini e gli idiomi corretti. Ma se vi rivolgete a un gruppo di artigiani napoletani, che non sanno l’inglese, evitate di usare parole straniere: loro non vi chiederanno che cosa significano; penseranno semplicemente di non essere in sintonia e si sentiranno fuori luogo. Un bel casino, giusto? Provate a tradurre i concetti in lingua madre – in napoletano, in quest’ultimo esempio – e sarà molto più semplice per tutti aderire al percorso.

Suddividere il progetto in obiettivi più piccoli.

Progettare un obiettivo di dimensioni “ciclopiche” è un errore abbastanza frequente e grossolano. In genere c’è già il traguardo (lo scopo) che ha la sua complessità e ampiezza. Pertanto, bisogna rendere gli obiettivi più concreti e abbordabili. In caso contrario, si possono trascinare all’infinito senza produrre risultati tangibili nel breve termine.

Faccio un esempio: “Prendersi cura della clientela in maniera eccellente” è il classico slogan che si legge in tantissime vision o mission aziendali. È quasi un mantra che viene ripetuto a memoria senza che nessuno (e dico nessuno!) riesca a dire cosa fare concretamente per prendersi cura della clientela. Anzi, proprio perché è un mantra, viene appiccicato lì in cima alle pagine del sito o delle comunicazioni ufficiali per fare bella figura.

Poi, nei fatti, la cura del cliente viene molto dopo il profitto, l’interesse degli investitori, dei manager, dei finanziatori e così via. Tutti gli interessi sono prioritari, tranne quelli dei clienti che vengono messi in testa nella dichiarazione d’intenti.

Ma cosa vuol dire “prendersi cura della clientela”?

Quali sono gli obiettivi che si possono mettere in campo per raggiungere tale traguardo?

Un obiettivo molto concreto potrebbe essere “rispondere cortesemente al telefono prima del 4° squillo”? Mi sembra che sia un obiettivo circoscritto, facilmente comprensibile e fattibile.

Perché è così importante suddividere i macro-obiettivi in obiettivi più piccoli? Perché raggiungere i risultati desiderati genera fiducia e, perdonate il gioco di parole, vincere aiuta a vincere.

È vero, non c’è un avversario da sconfiggere, in quanto non c’è nessuna competizione. Il gruppo o la singola persona che raggiunge dei risultati tangibili alimenta la propria motivazione e la fiducia nelle capacità del singolo e del gruppo. Se l’appetito viene mangiando, raggiungere i risultati descritti negli obiettivi è il migliore propellente per continuare il viaggio verso il traguardo.

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