Cosa ho imparato dagli errori?

COSA HO IMPARATO DAGLI ERRORI? 1° PARTE

“… Accettare l’idea che sbagliare non è una catastrofe ma un passaggio fondamentale per l’evoluzione. Una forma di armistizio con sé stessi.
Un modo per diventare persone migliori.”
Gianrico Carofiglio

Ho sempre detestato i saccenti e, in epoca più recente, i tuttologi e gli opinionisti: spero proprio di non essere né sembrare mai uno di loro.

Quello che certamente mi infastidisce del loro atteggiamento è l’arroganza, la malcelata pretesa di essere sempre nel giusto, di dichiarare “verità assolute” e di compiere soltanto azioni giuste e corrette.

Fino all’adolescenza, avevo il terrore di sbagliare, non solo a scuola: avevo paura di ferire le persone a cui tenevo, i familiari, gli amici, i primi amori, ecc. La vera grande paura era quella del rimprovero, del rimbrotto, delle decisioni (degli altri) che mi avrebbero ferito: sostanzialmente avevo il terrore dell’abbandono e di restare solo! (Soltanto molti anni dopo ho appreso che si definisce “bisogno di accettazione”…)

Poi un po’ alla volta ho compreso che la stima, l’affetto, l’amore e il rispetto degli altri crescevano parimenti alla mia autostima e al numero dei “soliti” errori che riuscivo ad evitare. Così (continuando a fare altri errori), via via sono diventato più rispettoso di me stesso e degli altri.

Per esempio, quando prendi un impegno e/o un appuntamento con altre persone, innanzitutto lo prendi con te stesso. Quindi sei tu per primə che devi rispettare l’impegno preso se vuoi che anche gli altri comprendano il valore del tuo intento.

Certo, mi rendo conto che non sempre è possibile. La perfezione non esiste. 

È l’atteggiamento, l’intenzione e il risultato che contano complessivamente: poi esistono gli imprevisti e le cause di forza maggiore. 

È l’imprevedibilità dell’esistenza e con la capacità di adattarsi e di modellare il nuovo percorso, proprio come l’acqua si adatta al “percorso” che incontra.

Quello che conta veramente è il desiderio di prendersi effettivamente cura dei propri impegni e saperne valutare gli effetti derivanti.

Frank Zappa

Racconto sommariamente un episodio della mia vita che mi ha insegnato veramente molto su questo aspetto.

Nel maggio 1982, all’età di 25 anni, mi recai al Motor show di Bologna per assistere ai concerti dei Police e di Frank Zappa. Sono stato un musicista, appassionato musicale, frequentatore di concerti live e, sempre, un gran curioso.

Il mitico Frank lo avevo già visto dal visto in altre due occasioni. Oltre la genialità, la bravura e il “sarcasmo dissacratore” mi aveva sempre stupito per la puntualità degli inizi dei suoi concerti: se era previsto alle 21:00, lui a quell’ora era già sul palco e al massimo iniziava il concerto alle 21:05.

In quell’occasione decisi di conoscerlo personalmente e, grazie a un mio amico dell’organizzazione, mi presentai dietro le quinte a fine concerto. Feci la fila e riuscì ad entrare nel backstage.

Quando ci parlai, e dopo i complimenti e le frasi di circostanza, gli chiesi: Come riesci a essere sempre puntuale ai tuoi concerti? (Per fortuna avevo il mio amico che traduceva…). 

Frank si fermò, mi guardò negli occhi e sorridendo mi rispose: “Vedi, amico, il pubblico paga per vedere i miei concerti e molti di loro fanno tanti chilometri per essere qui e ore di fila per assistere allo spettacolo. Perché dovrei farli aspettare?” 

Rimasi senza parole, gli strinsi la mano forte e gli chiesi di firmarmi l’autografo sul biglietto del concerto.

Ancora oggi quel ricordo mi fa provare una grande tenerezza e mi ricorda sempre che il rispetto e la puntualità hanno un grande valore verso sé stessi e verso tutte le persone che sono coinvolte nelle azioni. 

Se per un qualunque (grave) motivo l’impegno preso viene meno bisogna ricordarsi sempre che in gioco c’è la credibilità e la fiducia verso sé stessi e gli altri, chiunque essi siano.

  1. Per prima cosa avvisare in anticipo l’impossibilità di mantenere l’impegno e/o l’appuntamento sia il minimo sindacale. Un semplice atto dovuto che oggi, con la tecnologia che abbiamo a disposizione, sia molto facile da realizzare.
  2. Secondariamente è opportuno valutare le conseguenze del ritardo o dell’eventuale annullamento dell’impegno assunto. Gli effetti provocati a sé stessi e gli altri. A volte le conseguenze si possono risolvere con un gesto di scuse sincere, sempre gradite anche se non richieste; in altri casi possono richiedere uno sforzo maggiore se non addirittura una valutazione del danno arrecato.
  3. In terza battuta battuta è sempre bene chiedersi se e come posso rimediare all’inconveniente causato e avviare un dialogo con gli eventuali interlocutori.
  4. Ancora più importante è chiedersi il perché sia potuto succedere (da cosa è dipeso?), il cosa si nasconde “dietro” un simile comportamento. In questo momento di estrema sincerità è bene non cercare albi e/o colpevoli esterni (come vedremo meglio in un altro articolo). Compiere una seria autoanalisi del processo che ha condotto al mancato risultato atteso per considerare meglio la “lezione”che deriva da questa modo di agire.

In questi momenti la verifica di quanto è accaduto offre la possibilità di comprendere cosa è possibile migliorare la prossima volta è quanto di meglio possiamo fare fare per evolvere e migliorare il nostro stato. 

Se l’autoanalisi non è sufficiente è necessario chiedere un feedback ai nostri interlocutori: una buona pratica che spesso viene dimenticata semplicemente perché ci vuole coraggio per mettersi in discussione.

In sintesi, promettere e poi non mantenere dal mio punto di vista è deleterio e inefficace. Porta molto spesso a costruire un mondo falsato e decisamente distorto.

Vogliamo migliorare? Gli errori ci possono aiutare, sempre, e le persone coinvolte in genere sono ben felici di aiutarci a farlo. Basta invitarle a esprimersi! Proprio come con te al termine di questo articolo.

Potrebbero interessarti

  • IL SISTEMA È MARCIO

    Per scrivere questo articolo prendo spunto da un pezzo pubblicato sul Corriere dello Sport da Ivan Zazzaroni dal titolo “il Mago Oronzo”. Il direttore Zazzaroni, noto giornalista sportivo e non solo (volto televisivo molto noto per la sua costante partecipazione al programma Ballando con le Stelle), esordisce così:“Mettiamoci il cuore in pace: siamo talmente in…

  • ALIBI E COLPEVOLI

    “Il problema non è di chi è la colpa.Il problema è qual è la soluzione.”Julio Velasco Ho iniziato il mio percorso professionale in ambienti aziendali traboccanti di sistemi rivolti alla gestione e controllo dei processi. Tutte le aziende per cui ho lavorato in quel periodo (anni ’80-’90 del XX secolo), dalle micro alle grandi, avevano…

  •  | 

    SHRINKFLATION

    TECNICA COMMERCIALE O CURA DEL CLIENTE? Hai mai sentito parlare di shrinkflation? Se non ne hai sentito parlare certamente ne hai subito l’effetto quando diventi un consumatore, soprattutto di un noto brand. Pur avendo scoperto da qualche tempo il significato di questa parola, personalmente da oltre 30 anni chiamo questo fenomeno commerciale “effetto Coca-Cola”. Perché?…

  • FORMATORI E IA

    CHI FORMA I FORMATORI? Il tema purtroppo è antico e le soluzioni proposte sono terribilmente vecchie e inadeguate! Ho letto un articolo di Gianni Rusconi sul Sole 24ore. Sostanzialmente è un’intervista a Roberto Falcone, country manager di Red Hat per l’Italia. Immagino che chi segue il giornale della Confindustria italiana sappia quando possa essere fazioso…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *